venerdì 6 marzo 2009

Ministro Sacconi: Sono Commossa


Stamani(1), ascoltando RaiNews24, mi sono commossa: calde lacrime, degne di una vera telenovela, sono sgorgate copiose mentre venivo a conoscenza del fatto che lo Stato italiano e il suo Governo hanno tanto a cuore i poveri disabili indifesi. Ho saputo, infatti, che, preoccupati che i poveri ammalati possano porre fine alle loro sofferenze, il Ministro del Lavoro Maurizio Sacconi ha emesso un atto d’indirizzo, inviato ieri alle Regioni, che prescrive che, ospedali, cliniche, e qualsiasi struttura del Servizio sanitario nazionale, sia essa pubblica, convenzionata o privata autorizzata, non possa sospendere la nutrizione e idratazione ai pazienti in stato vegetativo permanente. La sottosegretaria Rocella, ci ha tenuto a sottolineare, come del resto l’On. Binetti del Pd, che questo era un atto dovuto per tutelare la vita e la dignità dei disabili.

Mentre il mio cuore commosso ringraziava l’Altissimo per averci dato il Ministro, la Rocella e pure la Binetti, la mia mente, notoriamente perversa e malevola, cominciava pedissequamente a ragionare su due fronti. Come mai, questo provvedimento giunge oggi, nel giorno in cui Eluana doveva essere trasferita alla clinica “Città di Udine” dove, finalmente, si sarebbe conclusa la battaglia sua e di suo padre? E, contemporaneamente, cominciai pensare ai benefici che lo Stato offre ai poveri e indifesi disabili per avere, non una morte, ma una vita dignitosa!

Una lauta pensione di ben 250 euro mensili che nei casi più gravi, come me, sono integrati da un accompagnamento di 450 euro: con questa bella sommetta, un disabile al 100% (cioè non in grado di compiere alcun atto quotidiano) dovrebbe mantenersi e, ovviamente, pagare qualcuno che lo accudisca!

Tanto per farsi 4 risate, aggiungo che, in Liguria, per esempio, per un disabile gravissimo ma, al di sotto dei 65 anni, non è previsto alcun sostegno di operatori sanitari, e la fisioterapia non viene effettuata sui pazienti cronici: se non fosse una tragedia, sarebbe una farsa! La Regione non mi ha concesso l’utilizzo di una strumentazione, V.A.C., per la cura delle piaghe: ho dovuto spendere quasi 1000 euro per averla, mentre a 10 Km da casa mia, in Piemonte, mi sarebbe stata concessa!

I disabili non hanno proprio bisogno che si legiferi sulla loro morte ma sulla loro vita! Hanno bisogno di assistenza sanitaria, di accudimento fisico e psicologico, di supporti informatici e di un minimo di considerazione come cittadini. Se c’è una cosa che mi ha colpito, nel primo discorso di Obama è stato che, tra le tante categorie che ha ringraziato, abbia citato i disabili: in Italia, nessun politico si è mai espresso in tal senso forse perché “disabile non è bello e non porta voti”. Parlare dei disabili solo in casi estremi, come quello di Welby ed Eluana”, è un modo ipocrita per salvare la faccia di fronte alla totale indifferenza che la politica dimostra per questa categoria e i suoi bisogni.

Termino parafrasando una battuta, non mia, del grande comico genovese Gilberto Govi:
“La salute senza soldi è una mezza malattia: figuriamoci la disabilità!”

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  1. articolo originale del 18 dicembre 2008 []
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Marina Garaventa

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domenica 1 marzo 2009

Non lo So


1 marzo, 2009 di Paolo Dolzan  (Edit)
Archiviato in Caffè nel Deserto, latest

Leggo libri e sfoglio cataloghi, scruto fotografie e ricostruzioni in pellicola, fantastico sui tempi andati che hanno lasciato solo un rimasuglio in bianco e nero per questo mio presente. Nel passato non cerco (e non trovo) la felicità, beninteso. Eppure quell’approssimazione di benessere mi ristora. Provo a immaginarmi quel mondo che non aveva ancora del tutto classificato le sintomatologie e le cause del decesso, che rompeva la schiena coi viaggi di una manciata di chilometri e caricava ogni partenza di esodo e di epica, che avvicinava l’anima degli uomini tra le vicissitudini dei giorni trascorsi senza nemmeno una lettera dei propri cari.

parassitacomp

Si moriva da giovani, quei pochi a quarant’anni eran già vecchi, ma oggi che la relatività del tempo è a tutti nota, dovrebbe apparir chiaro che anche solo 100 anni fa, quando la vita scorreva liquida in un composto rado d’occasioni o diluito nei tempi, i giorni valevano il doppio e che quindi, alla meglio, non è cambiato niente sotto questo aspetto. Oggi 24 ore bastano a malapena per lavorare.
Non lo so.
Sono inebetito da questo tutto e da questo niente. Coltivo il mio talento necrofilo immergendomi e talvolta annegando nel passato-passatista. Non riesco a cavarmi dal cervello e dal cuore che questo raggiunto benessere, tutta questa tecnologia, prosciughi l’anima anziché nutrirla; perdipiù questa mia lagna è uguale al pianto del coccodrillo a panza piena.
Nonostante ciò, ho la certezza che questo centinaio d’anni appena trascorso, - il XX secolo delle grandi rivoluzioni - sia stato un trabocchetto per la nostra società occidentale.

Con gli occhi al cielo i nostri nonni ammiravano i fuochi d’artificio progressisti quando in realtà i giochi eran già finiti e i nodi delle contraddizioni incastrati nel pettine dell’ ‘800.
Il XIX secolo ha segnato il picco di questa nostra giostra dell’intelligenza europea, ne ha tracciato i limiti e segnato i futuri confini. E’ stata la fulminea parentesi nella storia dell’uomo che poteva farsi libero. Ogni colpo secco di ghigliottina in Francia è stato un passo avanti dell’uomo per l’uomo del mondo intero, così la morte decretata di Dio nella penna di scrittori e filosofi, il segno di matita degli artisti dentro e fuori dalle accademie e dalla società; l’affossamento della s/ragione illuminista in un chiavare sovrafollato e decadente che ha marcato nuovi territori del piacere e marchiato d’idiozia nevrotica la morale. Beati i vivi godenti a quei tempi! Nel giro di un cinquantennio al massimo, (dalla seconda metà dell’ ‘800), tutto è rientrato nella subnormalità della tiritera s/faccendiera giornaliera, grazie alle carceri e ai manicomi declinati nelle più fantasiose forme.

alliadat2

Oggi che sono qui e che scrivo, dopo svariati tentativi maldestri di ricucire il presente e il passato per conservare la memoria e renderla di nuovo agente attivo in questa stramaledetta società, ritorno senza coda al cucciolo che gioca con la propria coda… mi sento un Davide ingrassato che brandisce minaccioso la propria fionda contro un Golia infarcito di testate nucleari.
E’ la storia che si ripete - dico dentro di me - e penso per associazioni mentali a quell’unica lettura che mi tranquillizza per la sua onestà: al “Chuang-Tzu” di 4 secoli prima che il nostro Signore posasse il suo sacro culo sulla testa delle nostre anime per raddrizzarci i torti. Penso alla storiella popolare raccontata da questo eremita delle foreste: l’orgogliosa mantide religiosa alzò le sue zampette per frenare il carro, rimanendone spiaccicata.
E così, con la mantide divido la medesima sorte: il pittore spiaccicato senza riscontri, fuor d’epoca e dal mondo senza nemmanco lo sputo di un vitalizio che non si negava allo sfortunato Van Gogh. Tritato dal carrozzone del benessere modaiolo, dogmatico, imputtanito.

Illustrazioni dell’autore tratte dal sito www.paolodolzan.com

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Paolo Dolzan

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