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Carneade non è stato bene in questi ultimi tempi. Da prima di Natale. L’ho visto quasi improvvisamente perdere la sua vivacità, il suo spirito critico, la sua lucidità. Si rintanava nella sua cuccia e vi rimaneva in silenzio, quasi non esistesse. Le mie discese in giardino che avevano lo scopo di informarmi sulla sua salute erano del tutto inutili: Carneade non mi rispondeva, raggomitolato nella sua cuccia. Mi sono davvero preoccupato e l’ho fatto visitare più volte dal veterinario, il quale ogni volta mi diceva, pensando di non essere capito da Carneade:
“Perché si preoccupa tanto, professore (ancora mi chiamano prof. invece di signore o di maestro). Essendo avanzato negli anni com’è, è naturale che le sue difese immunitarie si siano abbassate e basta un po’ di cimurro a procurargli “acciacchi” di un certo peso. E’ giù di forma. Piano piano si riprenderà. Adesso gli diamo una bella cura e ritornerà attivo e pimpante (!?) come prima”.
Ma il tempo passava e Carneade continuava a rimanere per intere giornate nella sua cuccia. Solo all’ora di pranzo ne usciva per “papparsi” le cibarie quotidiane, leccandosi la ciotola fino in fondo come sempre.
“Che sia un buon segno?”, mi dicevo. “Se l’appetito non gli è passato le speranze che si riprenderà presto non sono infondate”.
Ma mi preoccupava il suo silenzio. Ormai con me non parlava più. Ero preoccupato e sono ancora preoccupato: Carneade non si fa vedere, né sentire.
Stamattina, come al solito, mi sono alzato presto e sono venuto in cucina per preparare il caffè per me e mia moglie che ancora poltrisce nel letto e ronfa saporitamente. Non guardo neppure fuori, tanto Carneade poltrisce anche lui nella cuccia. Mentre sono tutto intento a preparare la macchinetta del caffè sento graffiare contro il vetro e chi ti vedo con mia somma meraviglia, ma anche con gioia? Carneade! Sfidando le ire di mia moglie, che però durante la sua malattia non gli è stata mai ostile, l’ho fatto entrare in cucina.
“Coda Mozza, che piacere vederti dopo tanto tempo. Sai che mi hai fatto preoccupare?”
“Perché non mi chiami Carneade? Io sono Coda Mozza solo per i miei simili. Per te sono Carneade e ci tengo”.
“Carneade, ricominci a fare il difficile? Tu sai che mi fa piacere vederti in buona salute, ma non fare sempre il bastian contrario. Era solo un saluto affettuoso, fuori dalle formalità”.
“Con me non si deroga. Mi hai dato il nome di Carneade e Carneade mi devi chiamare. Tu spesso dici “nomen omen”. Non ci crederai, ma tra i miei amici sono considerato un po’ filosofo”.
“D’ora in poi ti chiamerò sempre Carneade, ma adesso dimmi come stai”.
“Non proprio bene bene. Le gambe…”
“Le zampe, Carneade. Le zampe…”
“Le zampe mi traballano un po’, la testa è ancora un po’ confusa, mi sento deboluccio, mentre nelle orecchie si è annidato uno sciame di api che mi frastorna non poco. Però, tutto sommato, posso dire che il peggio è passato, nonostante quel menagramo del veterinario che ha avuto da dire sulla mia età”.
“Ma no. Voleva soltanto scherzare. A proposito, hai detto di sentire degli strani rumori nelle orecchie. Vuoi vedere che anche i cani soffrono di acufeni? Sono proprio curioso di saperlo. Lo devo chiedere al tuo amico veterinario. Questi rumori ti danno fastidio?”
“Fastidio! Un fastidio enorme. Uno strano fastidio. Pensa che mi sembrava e mi sembra ancora di avere un tappo alle orecchie che non mi fa sentire i suoni e le voci in modo chiaro e forte come una volta. Non sentivo neppure Bella (per chi non lo sapesse Bella è stata o è la fidanzata di Carneade, una cagnetta tutto pepe) quando passava di qua per salutarmi. Tanto è vero che non viene più perché si è sentita trascurata. Valle a capire le donne!”
“Le femmine, Carneade! Le femmine appartengono agli animali. Le donne agli uomini. Ma non ci fermiamo alle quisquilie. Io quando vado dal medico di base e gli dico di non sentirmi bene, che avverto una debolezza generale, che sono “aggredito” da dolori e doloretti per tutto il corpo, che cammino con una certa difficoltà, ecc.ecc., sai cosa mi risponde tanto per consolarmi? E’ l’età! Che non sia anche per te l’età, perché qualche annetto sulla groppa ce l’hai anche tu?”
“Ma quale età! Io sono sempre stato sano come un grillo. Adesso improvvisamente per l’età, e poi io sono ancora giovane a differenza di te, appena appena raggiungo i venti anni, mi devo sentire addosso tutti questi disturbi? Ma dai! Stai dicendo solo stupidaggini”.
“Anche tu come me rifiuti le conseguenze dell’età. Carneade, ci dobbiamo rassegnare. L’età è una brutta bestia. Sai cosa dicevano i romani a proposito della vecchiaia? “Senectus ipsa morbus est!”. Se non conosci il latino, te la traduco pure: “La vecchiaia stessa è una malattia”.
“Così dicevano i romani? E tu ci credi? Con tutti i progressi che la medicina ha fatto da duemila anni a questa parte tu credi ancora a quello che dicevano i romani? Sei un po’ arretrato, caro padrone! Nonostante le cavolate dei romani, io mi sento e sono ancora giovane e, se passasse Bella, te lo dimostrerei”.
“Caro amico mio, Bella non passa più. Mettitelo bene in testa. Anche a lei la tua “vecchiaia” procura un certo fastidio, per non dire di peggio. Sai che cosa ha detto un’attrice non proprio giovanissima e molto navigata, mi pare Lory del Santo, qualche sera fa in TV? “Io non ho pregiudizi verso gli uomini anche molto più giovani di me, anzi li preferisco, perché…”. Perché, caro Carneade, anche Bella preferisce i cani giovani…”
Carneade esce di furia dalla cucina e va a rinchiudersi nella sua cuccia.
Chi sa per quanto tempo ci rimarrà a rimuginare sulla sua età, questa volta?
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