mercoledì 25 febbraio 2009

Oltre l’Orificio


L’avete notato anche voi? Da circa una settimana gli stupri sono aumentati esponenzialmente fino ad occupare tutto lo spazio rotocalcabile e a raggiungere la sorprendente frequenza di due stupri al secondo (lo stupratore viene messo in fuga da un uomo stuprato a sua volta, il mezzobusto annuncia un nuovo stupro oltre allo stupro che sta subendo adesso, lo stuprato stupra lo stupratore durante lo stupro, lo stupratore si stupra da solo). Che così è anche brutto, no?

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Cioè per come la vedo i giornali si giocano contro, neanche lo sanno, perché prima avevi il tempo di appassionarti alla storia, di identificarti con la vittima e di odiare con forza lo stupratore e di lasciarti cullare per un attimo dalla strumentalizzazione e dai dolci sogni di orrende ritorsioni tramite pene medievali sapientemente inferte, ma così, voglio dire, così non ci capisci più niente, cominci a mescolare le cose e finisce che le notizie e dunque i fatti non sembrano più notizie o fatti ma fredde stringhe scomponibili composte di elementi intercambiabili - il romeno coi baffi che ha violentato la ventenne a Padova nella biblioteca con il candelabro - ed è normale che ti desensibilizzi e ti deconcentri e perdi la reale dimensione dei singoli stupri.

Non voglio dire niente su questo fenomeno (che avrà di sicuro anche un nome) per il quale se c’è un caso di meningite, nel giro di un mese saltano fuori altri venti casi di meningite (casi di meningite in Italia mediamente in un anno: 811. 811 diviso 12? 67 e rotti. Ma scommetto che non è importante) e uno allora dice “bon, ci siamo: moriremo tutti di meningite” e giù a fare la fila per il vaccino e a sentirsi tutti i sintomi autoevocabili della meningite, compresa la confusione mentale (unico a non scomparire passato l’allarme), e a pensare che però, dai, è brutto morire così, di meningite, o almeno è quello che si pensa fino all’arrivo del primo sasso lanciato dal cavalcavia e allora, niente, a farsi fottere la meningite, patetica piaga senza thrilling, ecco un vero flagello come si deve, ecco qualcosa che ci fa paura e ci fa incazzare per bene, e subito, di nuovo, ecco una piovigine di sassi, sette milioni di sassi lanciati dai cavalcavia di tutto il mondo nel giro di tre giorni e tutti a dire “visto che roba? non era la meningite, saranno i sassi” e tutti a prendere precauzioni per sopravvivere all’ondata di sassi, ma intanto, contro ogni possibile previsione, alcuni anziani in fila per il vaccino contro i sassi vengono stuprati dai soliti extracomunitari che non si capisce perché non fanno l’amore tra di loro, se gli piace tanto (ma cosa vuoi mai sentire durante uno stupro? Mica è quello, il punto.

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Non è il sesso: è lo stupro. Ecco perché io sono sempre dell’idea di lanciare lui e il suo pene, in due capsule separate, nello spazio, con l’interno della sua capsula rivestita di foto porno e quello della capsula del pene rivestita di foto di varicoceli. Perché non è la giustizia: è la cieca vendetta), e allora si è costretti ad andare avanti così, passando dai sassi agli stupri, e tutti subito convinti che tutte le donne moriranno di stupri e che noi uomini ci estingueremo perché non avremo più corpi da usare come comode incubatrici (la donna non deve essere anche viva, per meritare di essere conservata, no? Hanno mica detto così, pochi giorni fa? È l’ultimo ritrovato in fatto di cazzata bioetica: art.1. definiamo vive tutte quelle donne che possono ancora svolgere le loro normali funzioni di forno a legna), comode incubatrici per i nostri figli geneticamente modificati che serviranno allo scopo finale, scopo che tutti sappiamo bene ma ci guardiamo bene dal dire, cioè usarli come piccoli e graziosi armadietti rosa paffuti dove riporre temporaneamente la nostra personale riserva d’organi (ogni anno un bambino nuovo, così, dovesse servire, il nostro medico personale ci farà scegliere tra un fegato del 2004 e uno del 2007, descrivendoci l’annata e le caratteristiche e… ma no, che cosa sono quelle facce tristi?). Sono proprio un villano, uno che vuole capire male a tutti i costi. Mica si intendeva dire che le donne sono solo incubatrici sfornafigli, dai. Si voleva dire che, hai capito, no? Come li fai, i figli? E dai.
Comunque non è importante.

Troppa notizia uguale desensibilizzazione.  Anche gli stupratori finisce che non sanno più cosa inventarsi, per distinguersi, e cominci già a sentire di gente che stupra persone o cose oggettivamente non stuprabili, come donne molto vecchie e malate, voglio dire, un po’ di rispetto, perché di questo passo il rischio è che gli stupratori si portino all’estremo e qual è l’estremo dello stupro? Beh, facile: il limite è l’orifizio, no? Puoi arrivare a stuprare di tutto, purché abbia l’orifizio, che è uno dei due elementi necessari perché lo stupro sia in atto, l’altro elemento è il corpo penetrante, se non ci sono corpo penetrante e orifizio non c’è lo stupro (ah, sì: il consenso, mi dimentico sempre del consenso. Che cosa terribilmente noiosa, la burocrazia) e quindi il limite sarà oltrepassato quando, dopo aver provato tutte le combinazioni possibili donna, uomo, razza, nazione, sesso, orifizio, corpo penetrante usato (vecchia italiana stupra gallina ripiena usando pene reciso badante marocchino albino), si passerà il limite e si andrà oltre l’orifizio e allora sì, belli miei, allora sì che saremo in pericolo, saremo davvero tutti in un grosso, serio pericolo senza vaccino.

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Quando lanceranno un vecchio senza vagina da un cavalcavia contro un pollo malato di meningite e quello sarà l’equivalente di uno stupro, allora vedrai a che ti servono le ronde di rubicondi contadini analfabeti col fazzoletto verde e le ramazze. Quando l’evento sarà in una configurazione che è oltre le tue possibilità di comprensione, l’evento continuerà ad esistere e ad evolversi e invece tu verrai spazzato via come acqua sporca puzzolente. Mandami la foto delle facce degli uomini della tua ronda quando un frigorifero ripieno di genitali vi passerà sopra le teste mandando in diffusione Benigni che legge la Divina Commedia, per favore. Voglio proprio vedere.

immagini di Þórgunnur Þórsdóttir e anna.klevan

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