Le parole non sono piume, non sono fiocchi di neve che, pur essendo diversi l’uno dall’altro, si confondono e appaiono tutti eguali, le parole sono pietre, hanno una loro solidità, una “affidabilità” dalla quale non si può né si deve prescindere se non vogliamo che la Babele dei linguaggi divenga Babele delle interrelazioni sociali; sono talmente pietre che se scagliate con violenza contro i deboli, i non garantiti, possono far molto male, fino ad uccidere.
I nostri governanti sono bravissimi a svuotare il significato delle parole, usandole, come si suol dire, “in libertà” : un assassino non è un assassino, ma un padre che assiste con amore ( con tutti i significati che ha questa parola ) per decenni il corpo svuotato della figlia e che per lei vuole pace ; la Costituzione Repubblicana non è l’elaborazione politica più alta prodotta dalla classe dirigente italiana, ma un documento filo-sovietico.
Ma tutto questo fa parte del processo di mitridatizzazione cioè progressivo avvelenamento del popolo italiano che ci siamo detti molte volte senza riuscire a fermarlo, quello che m’interessa particolarmente è che le parole hanno cessato di essere pietre anche a sinistra.
Il PD si dice riformista , parola nobile che ci ricorda Turati, Giustizia e Libertà, Berlinguer, ma nel suo agire politico, nel suo gruppo dirigente in realtà è un seguace del moderatismo , prassi politica dignitosissima ma che ha nel suo DNA, come elemento fondante, la conservazione dello status quo; come altrimenti può essere definito un partito che di fronte a ogni battaglia per garantire un minimo di laicità allo stato italiano, così come previsto dalla Costituzione, si tira indietro fino a rinunciare ad avere una posizione sulle questioni legate al fine vita o che non riesce a schierarsi a fianco della CGIL in una battaglia decisiva per difendere la contrattazione collettiva nazionale, già svuotata dall’interno ma che deve restare se non vogliamo relazioni sociali nel mondo del lavoro modello Far West ?
Quello che è paradossale è che un partito strutturalmente moderato e dunque non riformista pretenda di rivolgersi ad un elettorato di sinistra o di centro-sinistra: tutto ciò si chiama schizofrenia e i risultati, disastrosi, sono sotto gli occhi di tutti e le sconfitte elettorali si susseguono una dietro l’altra.
Non sono un elettore del PD ma mi rendo conto dello sfacelo che questa schizofrenia produce tra chi, come me, è preoccupato dell’avanzare del regime (in questo caso la parola dura come una pietra è corretta) berlusconiano e non sono felice che il PD si squagli come neve al sole e dunque mi auguro che chi, all’interno del gruppo dirigente, avverte questo allarme gravissimo, esca allo scoperto, prima che sia troppo tardi.
Se non è già troppo tardi.
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