Berlusconi ha risfoderato l’unico slogan che poteva far riemergere contro Franceschini: è un cattocomunista. Appellativo che qualifica qualcuno di più orticante, puzzolente, ecc..nella testa dell’unto dal Signore. Insomma: peggio di un lebbroso.
Come mai ha riesumato questo pezzo “originale” del suo repertorio “classico”? Perché si è immediatamente reso conto che due recenti proposte di Franceschini avevano una connotazione che lui ben conosce: hanno presa negli italiani.
E allora, l’unto dal Signore, è corso ai ripari.
La prima proposta di Franceschini era l’assegno ai disoccupati. E’ stata votata e respinta alla Camera.
Berlusconi ha rintuzzato la proposta con l’obiezione: “non si può fare perché le imprese potrebbero aumentare i licenziamenti”.
La seconda proposta è il contributo straordinario da parte di coloro che hanno un reddito maggiore di 120.000 € a beneficio di un fondo per l’assistenza ai poveri. Anche questa proposta è stata restituita al mittente in questo modo: “è una ricetta sbagliata secondo parere dell’economia liberale; non è così che si risolve il problema; non è chi può dare o meno. Anzi, chi può dare già compie opere sociali e donazioni che vanno oltre il 2%: io non faccio sapere nulla ma la mia famiglia è molto attiva e fa molto, ad esempio, nella costruzione di ospedali e orfanotrofi”.
Se la prima obiezione è pertinente anche se, volendo, si può gestire ed evitare fenomeni di spinte al licenziamento della serie: “tanto paga lo Stato”, la seconda è ridicola. Fossi Franceschini non mi illuderei che Silvio stia perdendo colpi, però, l’appannamento si nota.
Due considerazioni in merito:
- L’economia liberale c’è cita Berlusconi c’è quando gli comoda. Quando il presidente del Consiglio parla di nazionalizzare le banche, facendo crollare la Borsa, l’economia liberale dove la mette?
- Seconda considerazione: uno stato democratico nel quale esistono rappresentanti eletti - a prescindere dalla tipologia di sistema elettorale (maggioritario, puro, impuro, semi-puro, proporzionale puro, ecc..) che gestiscono la cosa pubblica, non si possono demandare scelte al “buon cuore”, al volontariato dell’elemosina. Berlusconi continui a fare beneficenza. La facciamo in tanti in Italia. Ma, indipendentemente dal fatto che esista o no una crisi, prima del volontariato, accanto al volontariato c’è lo Stato. Che preleva, gestisce, distribuisce. Non si può lasciare al buon cuore. Soprattutto in momenti come questi, alcune scelte denoterebbero oltre che buon senso e buon gusto, il senso dello Stato, la capacità di condurre, agire, rappresentare, unire.
Ma questi sono concetti che non appartengono al repertorio mentale di Silvio Berlusconi.
Dario Franceschini ha un merito rispetto a Veltroni. Non gioca di rimessa. Non si fa dettare argomenti e tempi da Berlusconi. Da oggi, deve saper fare una cosa in più. Deve prevedere risposte e obiezioni di Berlusconi. Se oltre al gioco d’attacco, innesca un gioco di respinta per rilanciare, troverà che colui che si crede invincibile e infallibile comincerà ad annaspare. La strada è lunga, difficile, improba per Franceschini, ma se si hanno idee, si fanno proposte ragionevoli e sostenibili, si smascherano le contraddizioni, gli annaspamenti di chi si crede mandato da Dio, si può iniziare a intravedere ciò che finora non si è visto: un entità politica che possa proporre un modello alternativo al berlusconismo. In questo, Veltroni ha fallito.
Mi permetto di dare un altro consiglio a Franceschini. Ovviamente, deve leggere per “dovere” professionale “La Repubblica” e gli articoli di Eugenio Scalfari, senza dimenticare che come sponsor di Veltroni si è mostrato come lui: inefficace.
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