venerdì 20 marzo 2009

Ognuno ha il Jacques Attali che si Merita


L’altro ieri sul Corriere della sera è comparso un articolo interessante: parla del ministro Giulio Tremonti e della commissione che ha attivato in vista del G8 che si terrà alla Maddalena tra qualche mese. Una commissione che ha l’ingrato compito di avanzare proposte concrete per uscire dalla crisi in cui siamo precipitati.
Nel presentare la sua commissione, Tremonti ha detto: “Le presidenze fanno le proposte. In tempi normali, fanno proposte normali. A questa altezza di tempo, non possono limitarsi a proposte normali. Devono fare proposte di pari altezza. Lo impone lo spirito del tempo.“ A parte il fatto che non so cosa significhi l’espressione “altezza di tempo”, sono totalmente d’accordo con lui; non è tempo di mezze misure, ci vogliono soluzioni radicali.

Gli obiettivi della commissione sono talmente elevati, che il ministro arriva a parlare di una nuova Bretton Wood. Sarebbe gioco facile tacciare Tremonti di esagerazione o di millanteria, ma non mi interessa. Il punto è che una nuova Bretton Wood ci vorrebbe davvero: un’occasione per ridiscutere integralmente il modello di sviluppo che ci siamo scelti, e ridefinire regole e sistemi nuovi, capaci di rimettere l’umanità su un binario che la metta in salvo dall’autodistruzione. Magari!
Ma, a parte le chiacchiere, non vedo questa volontà, né nel governo italiano, né negli altri governi del mondo occidentale (uso questo termine solo per convenzione). L’unica preoccupazione su cui vedo concentrati i governi di mezzo mondo è quella di salvare le banche dal disastro che loro stesse hanno contribuito a generare. Da sempre siamo vittime dello strozzinaggio che le banche hanno perpetrato ai nostri danni, ed ora che sono in difficoltà dobbiamo tirare fuori anche i soldi che non sono riuscite a rubarci prima, per non farle fallire.
Sarebbe comico se non fosse tragico.

wall-street-bull

Ma torniamo alla commissione. Lasciamo stare che sembra la brutta copia della commissione Attalì istituita nel 2007 da Sarkozy, che magari per una volta copiamo dall’estero qualcosa di buono; lasciamo stare la presenza dei soliti “figli di papà” (Napolitano e Visentini), che magari saranno anche persone serie e preparate; lasciamo stare che ci sono solo giuristi, magari hanno pensato che gli economisti non potevano risolvere la crisi.
Tremonti avanza l’ipotesi (non nuova per la verità) di destinare una quota dell’imposta sui consumi ai Paesi in via di sviluppo, non per il tramite tradizionale dei governi, ma attraverso i cittadini e le organizzazioni no-profit. Forse non lo hanno avvertito che questo già succede da tempo; vista la scarsità dei fondi che l’Italia destina a questo scopo, la solidarietà, nazionale ed internazionale, è basata quasi interamente sulla buona volontà dei cittadini. Solo che invece di arrivare dall’imposta sui consumi arriva direttamente dalle nostre tasche. Non c’è molta differenza.
Non contento di questo, parla poi di un nuovo “global legal standard”. Al di là delle frasi ad effetto, mi sembra emblematica l’osservazione che ha fatto a questo proposito: “a partire dagli anni novanta, gli stati hanno rinunciato a fare gli stati. Hanno permesso che una funzione sovrana come la funzione monetaria fosse trasferita alle banche, dando alle banche private il potere di battere moneta. Una moneta cattiva, parallela a quella buona, una moneta stampata sul nulla.” Questa situazione ha prodotto anni di “eclissi giuridica e globalizzazione selvaggia“.

Quello che dice Tremonti è vero. Peccato che si dimentichi di quale governo fa parte.
Quando parla di eclissi giuridica dovrebbe tenere presente che proprio nella sua stessa coalizione politica ci sono molte persone che di questa eclissi hanno fatto uno stile di vita, facendo finta che le norme giuridiche non esistano più.
E’ grazie a quella globalizzazione selvaggia che lui sembra condannare, che tanti italiani che si riconoscono (sarà un caso?) nel suo schieramento politico si sono arricchiti oltre misura, a danno dei propri simili, italiani e non.
Da sempre le banche fanno quel che vogliono, in barba a qualsiasi principio di correttezza e alle proteste dei cittadini, e solo oggi il ministro si accorge che quel sistema non poteva funzionare? Buongiorno!
Ma soprattutto, sentir dire che gli stati hanno rinunciato a fare gli stati, da un importante membro di quel governo che più di ogni altro ha lavorato per demolire la macchina dello stato, mi sembra veramente una presa per il sedere.

Evidentemente non abbiamo ancora finito di pagare i nostri errori…

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