Quale Puccini?
8 marzo, 2009 di Marina Garaventa (Edit)
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Sull’onda dell’auditel e stuzzicata dalla domanda di Ysor, festeggio la festa della donna (scelta non casuale!) parlandovi di Giacomo Puccini e, in particolare del recente sceneggiato televisivo.
Chi ha visto lo sceneggiato senza conoscere la vita e le opere del musicista lucchese, si chiederà cosa c’entri Puccini con le donne. In realtà, l’universo femminile e il rapporto con esso sono stati il fulcro e il motore dell’ispirazione di questo musicista: non a caso, tutte le sue composizioni hanno come protagoniste le donne e l’amore.
Lo sceneggiato televisivo, prodotto pregevole per interpretazione, scene, costruzione narrativa, ci ha presentato un personaggio, seppur ben delineato, totalmente avulso dal contesto storico e culturale dell’epoca e solo travagliato da dubbi d’identità e preoccupato solo di portare a termine la stesura di “Turandot” che, col reiterare della melodia di “Nessun dorma” ha finito per diventare uno stucchevole tormentone. Come se Puccini avesse scritto solo quell’aria che, tra l’altro, non è una delle sue migliori!
Sfido chiunque abbia visto lo sceneggiato, a dire, a parte i costumi, quale sia stato il periodo storico in cui l’autore visse. L’opera di un artista è sempre fortemente influenzata dall’ambiente, dalla storia e dalla cultura del tempo ma, nello sceneggiato non se ne fa il minimo accenno. Un esempio per tutti: le prime due opere di Puccini (Le Villi e Edgar) furono scritte sull’onda wagneriana che aveva invaso il melodramma con il sinfonismo, ed ebbero, giustamente, poco successo. Puccini, infatti, non aveva trovato ancora l’equilibrio tra sinfonismo tedesco ed emotività italiana. A questo si riferiva Verdi, quando scriveva a Ricordi, riferendosi al lucchese, “l’opera è l’opera, la sinfonia è la sinfonia”.
Ma torniamo alle donne: ammesso e non concesso che il sor Giacomo fosse personaggio così travagliato, si sa, per certo, che abbia avuto innumerevoli relazioni extra dalle quali, spesso, trasse ispirazioni per le sue opere. Lo sceneggiato ci mostra, solo velatamente, quest’aspetto, concentrandolo sulla tra l’altro, dubbia relazione con la giovane domestica, e facendo passare la povera Elvira come una pazza visionaria.
E, per ultimo ,parliamo di musica: quale musica, direte voi, poiché non abbiamo ascoltato che “Nessun dorma”? Appena accennate le note di Manon Lescaut, Boheme e Tosca, di Butterfly abbiamo “visto” solo il finale, completamente tralasciate Gianni Schicchi, Suor Angelica, Tabarro, La rondine, La fanciulla del West. Nessun accenno al rapporto coi cantanti, coi direttori e con tutto ciò che concerne il melodramma in tutte le sue sfaccettature. Come fare un film su Picasso e non far vedere i suoi quadri!
Dubito quindi che, chi non abbia dimestichezza con la lirica, possa aver capito qualcosa di utile e consiglio un giro nel sito del Centro Studi Puccini e la lettura del libro “ Giacomo Puccini: l’ultimo di una bottega di musicisti – (Maria Pacini Fazzi Ed. Lucca) di Daniele Rubboli.
Dopo tanta serietà, ecco una versione particolare del Coro a bocca chiusa dalla Madama Butterfly.
Puccini mi scuserà ma non ho resistito!
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Marina GaraventaSito Originale: www.mentecritica.net
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