venerdì 20 marzo 2009

Perché Ceylon non è Gaza


Mario è venuto in Italia per rubare il lavoro a qualche giostraro romano. E già che c’era gli ha rubato anche il nome. Il vero nome di Mario è un impronunciabile nome cingalese. Me lo ha detto e ripetuto tante volte alla fine ci ho rinunciato, uno scorrere di suoni che fa inceppare la lingua e che si ricollega ad una delle migliaia di divinità indù. Forse per questo ha scelto per sé il nome della Madre di Dio.
Mario è sempre sereno e sorridente, anche quando soffia forte la tramontana o piove e lui se ne sta lì a mandare avanti il suo baraccone triste e grigio, triste come solo un luna park senza bambini può essere.

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Oggi Mario ha voglia di parlare, più del solito. Finalmente riuscirà a far venire la famiglia a trovarlo, potrà vedere la figlia che non ha mai conosciuto, una bambina che oggi ha già 6 anni. E’ emozionato e un po’ spaventato.
Lui non può tornare nello Sri Lanka, perché non lo farebbero più rientrare in Italia. I suoi parenti non sono mai venuti a trovarlo perché il volo costa tanto ma anche perché il viaggio dal loro paese natale fino a Colombo è lungo e pericoloso e ottenere il visto non è facile. Mario è un Tamil del nord e di terrorismo non vuole parlare.
Prevede di lavorare qui per qualche altro anno. Se tutto va bene potrà ritornare a casa. “Portare la mia famiglia qui? Restare in Italia per sempre? Non ci penso nemmeno. La mia casa è laggiù, è bellissima sai?”. Lo so, o meglio lo immagino.

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Dieci anni fa sono stato a Colombo. Il mio volo doveva fare un breve scalo e ripartire per l’ India e invece ci hanno trasferito in un albergo vicino all’aeroporto, come si fa in questi casi.
Per la prima volta in vita mia ho visto dei mitra piantati ai bordi della strada, i sacchi di sabbia dietro i quali sedevano uomini e donne in mimetica. Ad un primo posto di blocco a 500 metri dall’aeroporto hanno controllato i passaporti, perlustrato a fondo il furgone-taxi dentro e fuori. Poi di nuovo ai cancelli esterni. E ancora all’ingresso del terminale. Perquisiti a fondo, in maniera maniacale.  Poi la normale scansione con i raggi x e il metal detector e la perlustrazione manuale dei bagagli. Infine un ultimo controllo ancora prima di salire sull’aereo. Per raggiungere l’aero che distava non più di 4 o 5 chilometri dall’albergo ci sono volute circa tre ore. “Siamo un Paese in perenne guerra civile, non lo sapevi?”. No, non lo sapevo.

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L’altra sera mi sono fermato al distributore IP di via XXXXXXXXX, periferia di Roma. La perfida macchinetta non voleva accettare i miei unici venti euro. L’”indiano” che stava lì a morire di freddo si è offerto di aiutarmi e spiegazzando e stendendo con maestria la mia banconota è riuscita a farla entrare. E’ nuovo, non l’ho mai visto. L’altro ragazzo che c’era prima è stato assunto ed ora lavora durante il giorno. L’ho visto oggi passando. Si è sbracciato per salutarmi come se fossimo grandi amici. Sarà perché una volta gli ho dato una moneta da 1 euro per 10 euro di benzina o perché spesso abbiamo preso lo stesso autobus in cui il rapporto italiani stranieri è 1 a 10 o anche perché gli ho dimostrato di conoscere la differenza tra India Pakistan e Sri Lanka, quell’unica volta che abbiamo un po’ chiacchierato.  Ci sono passato anche io, so cosa significa quando ti dicono che “italiani e norvegesi sono la stessa cosa, sempre di europei si tratta”. Come no!
In Italia abbiamo una comunità cingalese di oltre 45.000 persone.

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Lasantha Wickramatunga, direttore del settimanale The Sunday Leader, è stato ucciso l’8 gennaio 2009. Sapeva che sarebbe successo e quindi scrisse una cronaca, o un coccodrillo, o un testamento che dir si voglia.testamento(immagine tratta dal blog di Metilparaben)

Eccone alcuni passaggi, che si commentano da soli.

In Sri Lanka c’è un mestiere, oltre a quello del soldato, che richiede il sacrificio della vita. E’ il lavoro del giornalista. Negli ultimi anni i mezzi di informazione indipendenti hanno subito un numero crescente di attacchi, le loro sedi sono state bruciate, bombardate o chiuse.
[...] sono cambiate molte cose nello Sri Lanka, soprattutto in peggio. Siamo nel pieno di una guerra civile combattuta da individui assetati di sangue. Il terrore, che venga dai terroristi o dallo stato, è all’ordine del giorno. L’omicidio è il principale strumento con cui lo stato tenta di controllare chi difende le libertà civili.[...]
Abbiamo sostenuto che il terrorismo separatista va debellato ma che è più importante analizzarne le cause. Ci siamo anche battuti contro il terrorismo di stato nella cosiddetta guerra al terrore e non abbiamo taciuto il nostro orrore per il fatto che lo Sri Lanka è l’unico paese al mondo che bombarda regolarmente i suoi cittadini. Per questo siamo stati definiti traditori. Ma se questo è tradimento, allora ne siamo orgogliosi. [...]
L’occupazione militare del nord e dell’est del paese costringeranno i tamil di quelle zone a vivere per sempre come cittadini di serie B.  Non pensate di poterli placare ricoprendoli di “sviluppo” e “ricostruzione” dopo la guerra. [...]
Quando sarò ucciso, il responsabile sarà il governo.

Lasantha Wickramatunga è stato assassinato l’8 gennaio 2009. Chissenefrega, dirà qualcuno.

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photos by springm

Baghavad Gita XIII, 7-8 -  (Il saggio è contraddistinto da) umiltà, mancanza d’ipocrisia, non violenza, clemenza, rettitudine, servizio al guru, purezza di mente e corpo, fermezza e auto-controllo;”Indifferenza verso gli oggetti dei sensi, assenza di egoismo, comprensione delle sofferenze e dei mali (impliciti nella vita mortale): nascita, malattia, vecchiaia e morte;

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Jules Winnfield

Sito Originale: www.mentecritica.net

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