venerdì 20 marzo 2009

Quanto Vale la Vita di un Italiano?


Poco. Anzi pochissimo. E tutto a regola di legge.
Un uomo viene accusato di omicidio. Siccome non fa parte della casta e non ha commesso un banalissimo stupro finisce di filato in carcere. 14 giorni in un carcere italiano. Una pena da girone dantesco. Di peggio, qui in Europa, si trova solo in Turchia(1), fidatevi.
Gli elementi probatori sono inconsistenti e l’uomo viene scarcerato. Dopo la breve villeggiatura e lo sputtanamento su giornali, riceve quello che la legge definisce un equo indennizzo. 8000 euro, Sedici milioni del vecchio conio. Più o meno quello che guadagna una puttana di alto bordo in due o tre giorni di lavoro facendo cose simili a quelle toccate a Lumumba Diya.

tortora

E diciamo che gli è andata già bene. Poteva rimanere in carcere per mesi, come accadde ad Enzo Tortora(2) o crepare mentre cerca di sbloccare un macchinario a cui sta lavorando. In quest’ultimo caso niente indennizzo, ma una ricchissima multa di 6000 euro per la persona ritenuta responsabile della morte.

Così stanno le cose evidentemente. In entrambi i casi la corte giudicante si sarà espressa secondo legge, quindi gli italiani non rispettano se stessi per volontà legislativa. Se non si ha stima e rispetto di se stessi è quantomeno curioso pretenderlo, poi, dagli altri.

Comunque, nel caso di Lumumba Diya e in quello francamente paradossale di Tortora, potrebbe emergere una cattiva gestione da parte dei giudici inquirenti con una comminazione intempestiva della carcerazione preventiva.
Un paese civile dovrebbe prevedere una norma che, in qualche modo, punisca il giudice che sbaglia. Una norma analoga a quelle che regolano il lavoro di tutti noi. Se un medico sbaglia, ad esempio, generalmente è costretto a pagare per i propri errori.
In effetti gli italiani, nel remotissimo 1987, hanno esplicitamente votato per un referendum abrogativo in ordine all’istituzione di una forma di responsabilità civile dei giudici.

La volontà degli italiani, chiaramente espressa con una percentuale bulgara dell’80%, è stata poi disattesa con la promulgazione della legge Vassalli. Un capolavoro di legge che trasferisce la responsabilità del magistrato allo stato con la possibilità, da parte di quest’ultimo, di rivalersi sullo stesso, ma solo entro il limite di un terzo di annualità dello stipendio(3).

Per chi guarda alle cose con occhio critico è chiaro che in Italia non esiste una sola casta e che i poteri dello stato, spesso, pur litigando apparentemente, si tutelano vicendevolmente.
Niente di nuovo sotto il sole.

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Note
  1. giusto fuori dall’Europa, cioè []
  2. sette mesi, per la precisione []
  3. un po’ come se un medico, operando ubriaco, uccidesse un paziente e la responsabilità fosse trasferita all’ospedale []
Fine delle Note

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Comandante Nebbia

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